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Inter, Bastoni: “All’Atalanta sono finito nel dimenticatoio. Su Mino Favini e la ‘guerra’ con Conte…”
Alessandro Bastoni, in una lunga intervista, ha parlato dei suoi inizi, del suo esordio all’Atalanta e il passaggio all’Inter.

Alessandro Bastoni è diventato nelle ultime stagioni tra i migliori difensori, non solo in Italia, ma anche nel mondo. Il suo percorso è iniziato da piccolissima età, a 7 anni, nel vivaio dell’Atalanta. Una trafila importante che gli ha permesso di crescere e di esordire in Serie A, sotto la guida di Giampiero Gasperini, a 17 anni. Poi l’acquisto da parte dell’Inter e il prestito al Parma ha consentito al difensore di poter crescere giocando con continuità. Al podcast Supernova di Alessandro Cattelan, Alessandro Bastoni ha parlato dei suoi inizi fino all’esplosione calcistica con Antonio Conte all’Inter. Questi alcuni passaggi, ripresi da FcInterNews:
I primi calci al pallone e l’esordio, parla Bastoni
Gli inizi: “Ho iniziato a giocare in oratorio, sono sempre stato affiancato da mio fratello che ha quattro anni in più ma giocavo con loro perché ero avanti come livello. Facevo fatica a stare in un gruppo, ero timido. Nel provino con l’Atalanta mi sono messo a piangere nel cerchio iniziale, mi sono inventato che avevo mal di gola. Andando avanti poi acquisisci sicurezza in te stesso e diventi più espansivo”.
Sull’esordio con l’Atalanta: “Gasperini mi ha fatto esordire, poi sono finito nel dimenticatoio. Avevamo vinto 1-0 contro una Sampdoria forte, avevo giocato bene ma poi sono stato lasciato là. Io avevo 17 anni e non potevo permettermi di dire nulla. Finché sei nella squadra in cui hai fatto tutto il vivaio ti vedono sempre come il ragazzino. Fare tutto il settore giovanile nell’Atalanta mi ha fatto crescere tanto, con Mino Favini che penso sia il Pippo Baudo dei responsabili del settore giovanile. Ma andar via quando devi fare il salto è quel che ti salva. Credo che per me sia stata la salvezza. Io ho fatto dall’Atalanta al Parma, il salto era all’indietro. Non avevo delle aspettative da mantenere, dovevo dimostrare il mio valore. Fortunatamente D’Aversa mi ha dato fiducia, ho fatto bene. Poi il vero Baudo è stato Conte perché io ho fatto le guerre per andare via considerando che avevo davanti Godin, Skriniar, De Vrij. Lui mi ha chiesto di restare e una volta che ho giocato non sono più uscito”.
Le differenze col passato nello spogliatoio
Il “nonnismo” in spogliatoio e la differenza col passato: “Adesso in spogliatoio parlo. Non per forza perché penso ci sia un livello talmente alto che uno sa dove sbaglio. Magari posso dire qualcosa sull’atteggiamento, ma lo trovo anche abbastanza inutile, se devo dirti la verità. Nel nostro spogliatoio parla molto Lautaro, ogni tanto anche Barella. Ma non abbiamo il nonnismo che c’era una volta. Nei primi anni di carriera ho avuto anche spogliatoi così, ma sono cose fortunatamente passate. Non c’è più la dinamica di un tempo, che era anche imbarazzante. Io all’Atalanta ho avuto i vari Masiello, Stendardo, Zukanovic. Gente pesante. Ho fatto un tunnel in allenamento e sono dovuto andare via sennò smettevo. Se mi fai un tunnel sei bravo, non devo mica spaccarti una gamba. Se hai 15 anni e mi fai un tunnel, lo prendo e vado avanti ad allenarmi. Adesso c’è anche un po’ più di cultura generale rispetto a prima. Adesso i ragazzini sanno già cos’è il calcio vero, è più facile andare in prima squadra o in nazionale. Prima dovevi essere più forte per arrivare in prima squadra. Sono cambiate completamente le dinamiche. Nel mio percorso all’Inter è successo che qualcuno attaccasse al muro un altro, ma è una cosa un po’ antica”.
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